22 febbraio 2026.
Il tentatore Gli si avvicinò e Gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». (Mt 4, 3)
Il Signore volle affrontare la prova più comune che soffre qualsiasi uomo: quella della tentazione. Così facendo ci dimostrò la sua completa solidarietà nei nostri confronti. Una di quelle tentazioni fu l’inattività, la pigrizia, quella di ricorrere ai miracoli invece di fare del nostro meglio per risolvere i problemi. I miracoli esistono e bisogna chiederli però a patto che non servano a coltivare la nostra indolenza.
Come se non bastasse, ci sono molti che hanno l’audacia di rendere Dio il responsabile delle cose che vanno male nel mondo e non fanno niente per risolverle. Madre Tersa di Calcutta diceva: “Quello che puoi fare tu è davvero poco, appena una goccia d’acqua nel deserto, però di quel poco che puoi fare tu sei responsabile”. Perciò è ingiusto e offensivo criticare Dio e gli altri per le cose che vanno male quando nel frattempo non si sta facendo il possibile per risolvere i problemi. Questa tentazione si sconfigge accettando il compromesso, lo sforzo che comporta aiutare gli altri. Allo stesso tempo dobbiamo pregare sapendo che le nostre forze non sono sufficienti a risolvere i problemi. I miracoli di Dio ci devono cogliere all’opera, lavorando.
Inoltre, è frequente che le persone che fanno il bene perfino in modo eroico non hanno una crisi di fede. Un esempio è Madre Teresa di Calcutta e come lei tanti missionari, religiosi e religiose. Semplicemente si limitano ad accettare il mistero di Dio e a non perdere tempo con delle crisi che portano soltanto a togliere loro l’energia nell’aiuto verso i poveri.
Obiettivo: Quando hai voglia di criticare qualcuno perché non fa ciò che deve, pensa a quello che fai tu. Ogni giorno fa’ qualcosa per aiutare gli altri perché di questo bene tu sei il responsabile.

