12 aprile 2026.
“Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo fianco, non crederò.” (Gv 20, 25)
Il racconto evangelico di questa settimana ci invita a meditare sull’apparizione di Cristo risorto agli apostoli in assenza di Tommaso e la posteriore apparizione di Cristo con la sua presenza. La richiesta di Tommaso che rivendica prove “palpabili” per credere nella risurrezione di Cristo è la richiesta di molti uomini che si rifiutano di accettare tutto ciò che non può essere dimostrato con la ragione o comprovato con i sensi. Purtroppo facendo ciò chiudono a loro stessi le porte della fede.
La “parola di vita” la vivremo provando ad essere una specie di “corpo vivo di Cristo”, un Cristo risorto che può dire agli increduli di oggi: “Vieni e tocca, metti le tue dita nei buchi che i chiodi hanno lasciato nelle mie mani”.
Quei buchi non saranno soltanto simbolici ma delle volte saranno anche dei “segni fisici” prodotti dalla fatica che comporta l’amare il prossimo, in altre parole, portare sulle nostre spalle dei pesi che non sono i nostri però che alleviano e alleggeriscono il dolore altrui. Quando qualcuno ci chiederà perché lo facciamo allora sarà il momento di rispondere: “Perché Cristo è vivo, perché Lui si è fatto carico dei miei problemi e io ho un debito da pagare e lo pago in questo modo, complicandomi la vita per coloro che si sentono oppressi e affaticati affinché loro possano vivere un po’ meglio.
Perciò renditi conto che gli altri ti stanno osservando. Se ti comporti come un buon cristiano sarai il corpo risorto di Cristo che convincerà gli increduli del fatto che il Signore è vivo. Sono le ferite della carità quelle che attraggono coloro che vogliono prove per credere nell’amore di Dio.
Obiettivo: Essere testimone della vittoria dell’amore sull’egoismo. Essere testimone con il mio comportamento per attrarre gli altri e convincerli affinché tocchino il mio amore e credano.

