6 aprile 2025.
“Ora gli scribi e i farisei conducono una donna sorpresa in adulterio… siccome insistevano nell’ingannarlo, si drizzò e disse loro: «Quello di voi che è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei»”. (Gv 8, 3-7)
Il racconto della donna adultera e lo sforzo che fa Cristo per salvarla dalle grinfie dei giustizieri che la perseguitano è un buon esempio di quello che il Signore porta a termine ogni giorno in nostro aiuto: Lui è il mediatore davanti al Padre e, se non fosse per la sua intercessione, il giusto castigo di Dio ricadrebbe subito sopra di noi. La “parola di vita” di questa settimana ci invita a considerare questo aspetto misericordioso di Dio e anche ad imitarlo. Per questo dobbiamo considerare che noi siamo equiparabili alla donna peccatrice, bisognosi di perdono però, a volte, siamo anche vittime dei difetti altrui. Dunque, siamo al contempo vittime e colpevoli. Come vittime possiamo perdonare e come colpevoli abbiamo bisogno di perdono. Conviene ricordare quindi quella frase di Gesù in cui diceva che riceveremo la misura che noi stessi usiamo con gli altri. Dunque, ricevi l’assoluzione di Dio chiedendo perdono e perdonando a chi ti ha fatto del male.
Inoltre, non dobbiamo identificare la misericordia di Dio nei confronti del peccatore con la tolleranza verso il peccato. Cristo non dice all’adultera che quello che fatto va bene e che può andare via e continuare a peccare. Evita che la uccidano e Lui stesso la perdona però la invita a non ripetere più ciò che ha fatto. La Chiesa ha come una delle sue massime morali quella di condannare il peccato e salvare al peccatore. Così dobbiamo fare noi: condanniamo il peccato però cerchiamo di aiutare il peccatore affinché non ripeta il peccato commesso proprio come ci piacerebbe che gli altri si comportassero con noi.
Obiettivo: Rifiutare il male, a prescindre da chi lo commette, però non chi lo commette. Cercare di aiutare il peccatore. Perdonare per poter essere perdonati. Perdonare perché siamo stati perdonati.