XXV domenica: Ringraziare Dio per la sua generosità

20 settembre 2026.

“Prendi ciò che è tuo e vattene. Voglio dare a quest’ultimo proprio quanto ho dato a te; che forse non mi è lecito disporre dei miei beni come voglio? O non sarà il tuo occhio che si fa cattivo dal momento che io sono buono?”  (Mt 20, 14-16)

         La parabola del padrone di casa che ingaggia operai per la sua vigna ad ore diverse e che alla fine li ricompensa tutti con la stessa paga dando agli ultimi lo stesso tanto accordato con i primi, non ci pone la questione della giustizia divina ma quella del ringraziamento umano. Per prima cosa, perché perfino ciò che ti dà, la vita eterna, è un regalo dato che nessuno se la merita in virtù delle sue opere; non ci giustifichiamo e non ci salviamo noi stessi bensì è il sangue versato di Cristo che ci redime dai nostri peccati e ci apre la porta del Cielo, nonostante le nostre buone opere continuino ad essere necessarie come condizione imprescindibile per dimostrare la nostra accettazione del piano di Dio e come piccola collaborazione nella redenzione di Cristo, proprio come simboleggia l’acqua che il sacerdote aggiunge al vino nell’offerta eucaristica.

         In secondo luogo perché lavorare per il Signore facendo il bene, seguendo i comandamenti, aiutando il prossimo, santificando le feste, è un grande dono. Gli operai della prima ora avrebbero dovuto dire: “Signore, se vuoi, pagaci un po’ di meno perché siamo già stati ricompensati abbastanza con il solo fatto di essere stati tutto il giorno al tuo fianco aiutandoti e servendoti”. Amare è un dono e sebbene Dio darà il Cielo a colui che ama esiste un Cielo che si può godere già qui sulla terra ma che possiedono solo coloro che sono con Dio, con l’Amore. C’è un’altra ricompensa ma, se non ci fosse, solo quest’ultima sarebbe sufficiente.

Obiettivo: Ogni volta che farò il bene mi sentirò fortunato per averlo fatto perché amare è un dono. Ringrazierò Dio per permettermi di amare.

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