30 agosto 2026.
Da allora Gesù cominciò a dire chiaramente ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, sommi sacerdoti e scribi; inoltre che doveva essere messo a morte, ma che al terzo giorno sarebbe risorto. Allora Pietro lo prese in disparte e cercava di dissuaderlo dicendo: «Dio te ne guardi, Signore! Questo non ti accadrà mai». Ma egli, rivoltosi a Pietro, disse: «Va’ via da me, Satana! Tu mi sei di inciampo, poiché i tuoi sentimenti non sono quelli di Dio, ma quelli degli uomini». (Mt 16, 21-23)
Non dovrebbe essere difficile accettare che Dio, il Creatore, è più intelligente dell’uomo, la sua creatura. Nonostante ciò, quando non capiamo qualcosa, pensiamo che Dio non esista o che noi non Gli importiamo o che si è sbagliato. Tutto ciò lo pensiamo specialmente quando qualcosa ci fa soffrire, quando si presenta la Croce con uno dei suoi mille volti: la malattia, la morte, problemi affettivi o problemi nel lavoro.
Dovremmo provare ad avere l’intelligenza di Dio, e cioè, dovremmo imitare il Signore, il quale non scelse il cammino più facile, quello del successo, del miracolo per risolvere tutti i problemi e redimere l’Umanità, bensì scelse quello più difficile: il cammino della Croce.
Pertanto, ogni volta che qualcosa andrà male nella nostra vita, piccola o grande che sia, non imprechiamo e non consideriamoci dei disgraziati, piuttosto, dobbiamo essere consapevoli che ci è stato appena concesso un grande tesoro: quello di poter collaborare con Cristo alla redenzione attraverso della nostra croce personale. Inoltre, dobbiamo pensare che, spesso, dopo le crisi, arrivano le soluzioni, le quali non sarebbero arrivate se non si fossero presentate quelle crisi. Dopo la Croce viene la Risurrezione.
Infine, non dimentichiamoci che su quella stessa croce, la nostra croce, possiamo unirci al Signore che è presente lì, nel dolore, in un modo misterioso ma reale, come Lui stesso disse.
Obiettivo: Offri a Dio ogni tuo singolo dolore accettandolo senza lamentarti per la conversione di coloro che fanno soffrire gli uomini. Non perdere la speranza in un futuro migliore.

