XXIX domenica: Il male dell’indifferenza

P. Santiago Martín

18 ottobre 2026.

Dice loro: «Di chi è l’effigie con l’iscrizione?». Rispondono: «Di Cesare». Ed egli disse loro: «Date dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».  (Mt 22, 20-21)

La domanda fatta a Gesù con l’intenzione di metterlo in imbarazzo e alle strette in merito al pagamento delle tasse ai conquistatori della sua patria, la Palestina, diede al Signore l’opportunità di dare una risposta che è diventata un vero modello di comportamento per l’attività del cristiano nella società, nella politica, negli affari e nel mondo in generale. ”Date a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare” disse Cristo. In altre parole: Dio deve essere al di sopra di tutto e al di sopra di tutto devono essere le norme morali, però Dio non ti dirà come si costruisce una casa, come si cura una malattia, come si cucina, come amministrare una banca.

Molti, forse per il rischio di sbagliare, scelgono di ritirarsi dal mondo, per non mettersi nei guai e per non complicarsi la vita. Così seguono il cammino dell’indifferenza, ed è proprio questo cammino il meno cristiano e il più pericoloso. Dio deve essere al di sopra di tutto e come punto di riferimento a tutto, ma poi siamo noi quelli che, con la luce e la forza di Dio, dobbiamo entrare nel mondo per trasformarlo, per migliorarlo, per essere il sale e il lievito che lo renderanno più abitabile, più umano e più divino. Non scappare dai problemi: chiedi aiuto a Dio e affrontali. Se cominci a scappare, non smetterai mai di farlo. La vita si trasformerà in una fuga permanente che, in fondo, sarà una fuga da te stesso.

Obiettivo: Quando si presenterà qualche problema che sarai capace di risolvere, almeno in parte, prova a risolverlo, anche se ti complicherai un po’ la vita, con l’aiuto di Dio.

 

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