25 ottobre 2026.
«Maestro, qual è il precetto più grande della legge?». Egli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei precetti. Ma il secondo è simile ad esso: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due precetti dipende tutta la legge e i profeti». (Mt 22, 36-40)
Gesù concentra tutta la Legge morale ebraica e tutta la Legge morale cristiana in un solo precetto, in un solo comandamento: quello dell’amore. Un amore che deve avere, necessariamente, due dimensioni: una verticale, verso Dio, e una orizzontale, verso il prossimo. L’amore cristiano perciò deve essere allo stesso tempo un amore motivato religiosamente, “Per te Signore voglio fare le cose”, e anche un amore che sia pieno di opere concrete, pratiche, necessarie.
Però in questo frammento del vangelo il Signore indica un’altra cosa: stabilisce delle priorità. Parla di un “primo” comandamento e di un “secondo” comandamento. Entrambi sono necessari e imprescindibili ma senza il primo non esisterà il secondo, anche se senza il secondo il primo rimarrà nel vuoto come un progetto che non si porta a termine. Pertanto, è imprescindibile la motivazione spirituale come punto di partenza e a tal fine sono necessarie le pratiche che la rafforzano: la preghiera personale e i sacramenti. Poi, o allo stesso tempo, sarà anche indispensabile che la forza spirituale che si riceve nella preghiera si trasformi in vita, in opere. Nella nostra epoca stanno fallendo entrambe le cose: la motivazione spirituale e, come conseguenza inevitabile, le opere concrete. In conclusione: cominciamo dal principio, dall’annaffiare la pianta, e poi esigiamo che dia frutto.
Obiettivo: Amerò sempre e soltanto amerò ma amerò facendo quello che devo fare in ogni momento. Troverò il tempo per pregare e per compiere opere buone, entrambe per amore.