XXXIII domenica: Qualità e responsabilità

P. Santiago Martín

15 novembre 2026.

“Allo stesso modo, infatti, un uomo in procinto di partire chiamò i propri servi e affidò loro i suoi beni: a uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno: a ciascuno secondo le proprie capacità; poi partì.”  (Mt 25, 14-15)

La lunga e bellissima parabola che narra il Vangelo di questa domenica ci invita a pensare alla ripartizione dei talenti che il Signore ha fatto e in particolare a quelli che hanno toccato a noi. Forse ci sembra che ad altri ha dato di più o che ha dato loro alcuni talenti che noi avremmo voluto avere. Ci sorprenderemmo se sapessimo che forse quelle persone così invidiate a sua volta ci invidiano o invidiano altri i cui talenti non possiedono.

Non si tratta di paragonarsi chi ha di più e chi ha di meno ma di vedere quello che ognuno di noi ha ricevuto e sfruttare al meglio questi talenti per ottenere il rendimento che Dio si aspetta. Il Signore ha investito su di noi e perciò ha il diritto di ricevere gli “interessi”. Il suo investimento ha avuto molte sfaccettature: una famiglia religiosa in cui abbiamo ricevuto la fede e un alto concetto della morale e del dovere; ci ha dato delle possibilità culturali concrete; la nascita in un determinato Paese e non in un altro; la salute; gli amici; l’incontro con una determinata persona o gruppo che ti ha aiutato tanto nella vita e così tante e tante altre cose. Tutti sono doni di Dio che ci sono stati dati non per capriccio o perché ce ne beneficiamo solo noi ma affinché diano frutti da cui tutti possano arricchirsi. Dio ha diritto di raccogliere in proporzione a ciò che ha seminato, in proporzione all’investimento fatto. E se non lo fa, non dimentichiamoci ciò che ci insegna la parabola: a colui che non ha voluto rendere il Signore chiederà conto di ciò.

Obiettivo: Esaminerò i doni che ho ricevuto per rendere grazie a Dio e per farli fruttare. Che cosa succederebbe se, per non dare frutti, me li togliessero?

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